Luca Molteni – Nhow Hotel

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ELOGIO DELL’INUSUALE –

Prendete un vecchio edificio della General Electric e rimettetelo a nuovo secondo i più moderni dettami di riqualificazione industriale.

Riempitelo di oggetti di design in perenne mutamento e possibilità d’acquisto, lasciate che marketing cromatico ed olfattivo vi guidino nel dare ad ognuno dei tre piani della struttura un colore ed un profumo differenti.

Ricavate poi 82 stanze per piano, facendo in modo che ognuna costituisca un piccolo microcosmo a sé fatto di equilibrio, minimalismo e apertura.

Edulcorate infine il tutto con una buona dose d’iperfunzionalità ed avanguardia, ed ecco che vi avvicinerete moltissimo a questo luogo delle meraviglie che si trova a Milano, in via Tortona, e che risponde al nome di Nhow Hotel.

Se ammettiamo per un attimo che la filosofia di questo posto sia quella di rompere con l’ordinario e l’usuale, non stupisce che l’anima del suo ristorante sia Luca Molteni, uno chef dallo sguardo schietto con una passione smodata per lo street food, la musica e la vita.

Uno che se gli domandi come mai non abbia ancora aperto un ristorante tutto suo o come mai non ci abbia ancora pensato, ti risponde che la vita è troppo bella per passarla tutta in compagnia dei fornelli, e che lavorare per una compagnia alberghiera gli permette di avere liberi quei due giorni a settimana necessari a ritrovare l’ispirazione per continuare a fare il suo lavoro con la stessa energia del primo giorno.

Se gli parli di stelle Michelin ti risponde che la vera soddisfazione se l’è tolta cucinando un menù intero per alcuni malati terminali del reparto d’ospedale in cui lavora la sorella, e se poi continui a curiosare su come si veda tra dieci anni, non esclude che insegnerà l’arte del buon cibo a chiunque abbia voglia d’impararla. E scusate se è poco.

Dopo l’istituto alberghiero di rito Luca inizia con qualche piccola stagione in Italia, lasciandola per Londra prima ed Amsterdam poi, dove resta quattro anni all’Intercontinental e dove ancora oggi torna con grande piacere perché quello è il luogo in cui ha imparato di più, sia dal punto di vista umano che professionale: “Amsterdam è un posto che ti dà tantissima libertà, e devi imparare a gestirla, altrimenti è molto difficile tornare indietro”. E gestirsi vuol dire attaccarsi alla propria essenza, nella vita come in cucina.

Lo chef approccia al cibo senza snaturarlo, non predilige l’utilizzo della chimica ma si muove con l’intento di appagare sguardo e palato attraverso l’esaltazione della straordinaria semplicità delle materie prime. Per Flash Art Luca ha preparato quattro piatti differenti, tutti assolutamente perfetti, ma la mia personalissima nota di rilievo va alla Tatin di Radicchio con Crema al Castelmagno e Riduzione al Balsamico che vedete qui in alto. Provare per credere.

NHOW MILANO

Via Tortona 35

Milano

Quest’articolo è uscito su Flash Art n° 309 – Marzo/Aprile 2013.

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