La Rosa di Gorizia – Un weekend con Dispensa

IMG_6365Ah! Ogni volta che accendo il Mac, ancora prima che mi venga richiesta la password di avviamento, una finestrella insidiosa occupa lo schermo per ricordarmi che la memoria del mio computer è quasi completamente piena.

So benissimo che dovrei archiviare su un disco esterno l’enorme quantità di foto di cui dispongo. E se non mi risolvo a farlo di volta in volta è solo perché, prima di metterle via, vorrei che assolvessero il loro compito e che raccontassero la loro storia.

Quelle che state guardando in questo momento, per esempio, parlano di quando mi sono messa in macchina un venerdì dello scorso Novembre ed ho guidato quattro ore alla volta del Friuli.

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Io, che da tanto non mi muovevo più da sola. Che avevo maturato una sorta di rifiuto all’idea di passare molto tempo ritirata  in macchina, e non perché non ami l’indipendenza o non sia capace di pensarmi mentre faccia qualunque cosa in totale autonomia. Non è per questo.

In realtà, per un paio d’anni che oggi appartengono ad una vita fa, quella della guidatrice solitaria, o della macina-chilometri a zonzo per l’Italia con la sola compagnia del proprio telefono cellulare, è stata l’unica dimensione della mia esistenza.

Ora, immaginate un venditore di folletti. Un operatore commerciale addetto alla vendita diretta di aspiravolveri sull’intero territorio nazionale. Traslate poi questa figura su una giovane ventiseienne neolaureata, che aveva solo voglia di guadagnare qualche soldino e muovere i suoi primi passi nel mondo del lavoro; sostituite agli aspirapolvere degli oggetti d’arte d’assoluta inutilità e avrete ottenuto una mia istantanea dei tempi che furono – e benedetto il fatto di poter usare il passato remoto..!

Da allora sono cambiate tantissime cose. Sono passati anni, case, ulteriori studi, mestieri. Spesso il pensiero corre ad un consiglio mai ascoltato, un consiglio che oggi avrebbe reso tutto meno conflittuale, ma piangere sul latte versato non serve, non è così?

E nemmeno crucciarsi troppo se ci si è autosabotati, per dirlo come l’ha detto Martina Liverani in un’ intervista che ho letto di recente – non posso non citarla, dato che dietro tutto quel che state leggendo e vedendo c’è il suo zampino.. ;)

In più, è anche vero che tutto dipende da come lo si guarda.

Oggi, ad esempio, lavoro come Commercial Operation Specialist nell’unica agenzia media italiana che ha salutato il 2015 col 46% in più di utile netto rispetto all’anno scorso–vi giuro che ora la pianto coi numeri, ma era un puro esercizio di prospettiva – e mi ci pago affitto e bollette.

Poi, nei finesettimana, un po’ meno alla sera perché arrivo a casa distrutta, mi occupo di questa inesauribile fonte d’ispirazione, piacere, curiosità ed appagamento che è il cibo.

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Queste foto raccontano di un weekend di sole e caldo insperato – era Novembre e mi trovavo al confine con la Slovenia, per cui sarebbero state più logiche delle fredde giornate uggiose. In quel fine settimana ho pernottato da Edi Keber, noto produttore del Collio – la regione del Friuli che mi ha ospitata ma anche il nuovo nome del vino che una volta si chiamava Tocai, più volte premiato per la sua squisitezza. Al risveglio mi aspettavano colazioni a base di strudel di mele appena sfornato, pane alle cipolle e prosciutto d’Osvaldo. E poi shooting, shooting e ancora shooting. Foto come non ci fosse un domani sotto la guida del maestro Stefano Scatà e soggetti di rara eccellenza: la Rosa di Gorizia, il radicchio che sembra un fiore, le prelibatezze preparate dallo chef Alessandro Gavagna, una stella Michelin per la sua cucina alla Subida di Cormons.

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E qui non posso non menzionare la famiglia Sirk che ne è proprietaria, perchè incarna il concetto dell’ospitalità nel suo senso più profondo, più antico e più vero. La maestria di Yosko nel taglio a spago della polenta appena fatta, la sua perizia in acetaia, la massima disponibilità nel farci vivere come se fossero nostri tutti gli spazi del posto, il sorriso di Tanja davanti ad ogni nostra richiesta, i sentieri d’autunno tra le belle cassette illuminate e quei colori che ti avvolgono il cuore. E poi la convivialità, l’estraneità tra noi partecipanti spazzata via dal comune amore per queste immagini che sanno di terra, d’aria buona e di buon cibo. Di cui, manco a dirlo, c’è stata grande abbondanza.

E’ bello ritagliarsi ogni tanto uno spazio solo per se stessi, per il proprio lato più autentico che spesso è anche il più talentuoso. In molti vivono la fortuna dell’aver fatto di una passione il proprio mestiere, ma tanti altri purtroppo devono accontentarsi delle conseguenze di scelte non proprio azzeccate o di situazioni in cui non hanno potuto decidere nè bene e nè male, ma solo adattarsi.

In ognuno di questi casi, o se avete un io narrativo lasciato un po’ lì in un angolo che invece meriterebbe più attenzione, un workshop con Dispensa è il modo più giusto per fargli una carezza. Perlomeno, così è stato per me. E per questo ringrazio Katia, Martina, Stefano, Marialuisa e i miei compagni di corso, la famiglia Sirk, lo staff della Subida ed Edi Keber e Signora!

Sappiate che il prossimo appuntamento in programma è previsto tra pochissimo in Ciociaria – cambio location che già mi parla di nuove inebrianti scoperte e altre splendide foto da fare.

Molto probabilmente, ci incontreremo lì ;)

scata

 

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