Pepite a colazione – la prima social breakfast non si scorda mai

IMG_9925Ieri mattina ho partecipato alla mia prima social breakfast, e la prima social breakfast alla quale si partecipa secondo me funziona un po’ come il primo amore: non si scorda mai. Ovvio che nel corso del tempo ci si innamora di nuovo, questo è un dato di fatto. Ma quella precisa sensazione, quell’assoluto rapimento, quella possessione irreversibile che caratterizza l’innamoramento la riconosciamo dentro di noi, esclusivamente in funzione della prima volta in cui l’abbiamo vissuta. E questo accade perché la mente umana funziona per immagini: non lo dico io, ma lo dice la semiotica intera.

Tutto quello che viviamo viene immagazzinato nella nostra memoria sotto forma di fotografia, ricordo, sensazione. La mente poi non fa altro che comparare tra loro queste sensazioni e codificare se queste siano simili o dissimili ad un’immagine iniziale che comunque resta il parametro di riferimento, la matrice di confronto con cui si scompone tutto il resto – seguitemi, vi prego, che adesso arrivo al punto.

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Ecco. Ieri mattina, vittima dell’ora legale, mi sono svegliata che era già tardi.

Mi sono preparata in fretta e furia e mi sono lanciata in ascensore con due borse, quella con le solite cianfrusaglie e quella con la macchina fotografica. Per fortuna avevo un vantaggio sul tempo: il posto nel quale stavo andando era poco distante da casa, fatto che già di per sé rappresenta un dettaglio di non trascurabile importanza quando si è in ritardo. Alle 11:04 parcheggio la macchina ed arrivo a destinazione a piedi, qualche centinaio di metri dopo, al civico 1/a di un indirizzo che non posso rivelare. Non sono sola davanti al citofono. Sono in casualissimo sincrono con la prima dei cinque sconosciuti con cui sederò a colazione, non più tardi di una decina di minuti dopo, in questo piccolo e accogliente angolo della mia città.

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Cozy, come direbbero gli anglofoni. Un luogo che se fosse un oggetto sarebbe una coperta. Ed in questa casa-coperta ci coccolano Ilaria e Andrea, che da anni si occupano di raccontare posti in cui ogni tanto vale la pena trovarsi e che oggi, finalmente, passano dall’altra parte creando il loro posto in cui val la pena trovarsi, ovvero la sintesi perfetta di tutto quello che amano scovare in giro per il mondo e poi condividere con i loro appassionati lettori.

Faccio qualche foto qua e là, pian piano ci siamo tutti. Ci sediamo a tavola sulle note di una vecchia canzone francese. Ilaria serve un crumble di mele al cocco e cioccolato bianco e… ed eccoti la magia.

Una roba che a spiegarla a parole diventerebbe banale e poco interessante, ma che ho avvertito distintamente ed accolto in grande rilascio d’endorfine.

Ho sentito che era bello, essere lì. Era bello avere davanti qualcuno con cui parlavi per la prima volta. Era bello sentirsi in una disposizione d’animo di totale apertura nei confronti di chi non avevi mai visto prima. Ho osservato con stupore la scomparsa improvvisa di qualunque distanza interpersonale tra noi partecipanti: non come quando vai ad un concerto, o a teatro, o allo stadio, tutte situazioni in cui, quando questo processo avviene, lo fa in modo molto più lento e graduale.

Qui si è trattato di un singolo istante netto, che ha cambiato l’aria e l’energia ed in cui non m’ero mai trovata prima.

Ora, vuoi perché è il tacito accordo che sottoscrivi quando decidi di partecipare – non vai ad un social happening se non hai intenzione di relazionarti con chi non conosci – vuoi perché di mezzo c’è quel potentissimo strumento sociale e conviviale che è il cibo, io ad un tratto ho sentito che a quegli sconosciuti volevo bene come fossero amici.

IMG_9921Ho parlato di me, ho riso di cuore ai loro racconti, ho ascoltato storie di viaggio e stabilito una volta per tutte dove vorrei andare in estate. Ho augurato a Laura tutta la buena suerte di cui la vita è capace, quando trovi il coraggio di spostarla a New York. Ho immaginato Michaela fare snorkeling con le tartarughe, riemergere dall’acqua col segno rosso della maschera in mezzo alla fronte. Ho annuito profondamente quando Marco diceva di quanto gli mancasse viaggiare ed ho immaginato Anna e Irene tirar tardi in ufficio per poi improvvisare un hamburger da qualche parte. Così, tanto per dare un senso diverso all’ennesima giornata lavorativa.

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Questo è il succo della mia prima volta con Ilaria e Andrea, e del perché le #pepiteacolazione assomigliano in un certo senso a quel primo amore che non si scorda mai.

Grazie a questi due meravigliosi padroni di casa mi sarà sempre possibile riconoscere, in qualunque mia futura social experience, il prezioso meccanismo che ne è alla base. Quello che rende questo tipo di appuntamenti così unici al punto da suggerirli a tutti almeno una volta, proprio a partire da qui: http://www.pepitepertutti.it/pepiteacolazione/

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2 comments on “Pepite a colazione – la prima social breakfast non si scorda mai”

  1. Daniela scrive:

    wow! che bel post e che belle foto! Devo assolutamente partecipare anche io a queste belle colazioni social! Bellissimo il tuo Blog!!

    1. thefoodorialist scrive:

      Grazie mille Daniela! :)
      Ma sbaglio o avevi scritto anche tu un articolo su Ilaria di Pepite??
      Ad ogni modo, magari una volta si va insieme alle social colazioni!
      Baci

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