Merano – Ricordi d’Inverno

158A4244Ho sempre amato i luoghi di confine: possono permettersi il lusso di non rientrare in nessun tipo di definizione. Sono ibridi che assumono le caratteristiche di ciascuna delle realtà che delimitano e, quando ti ci trovi nel bel mezzo, sanno offrirti il giusto equilibrio di familiarità e deferenza.

Questo è l’effetto che mi fa l’Alto Adige: sono a casa, in fondo, anche se non ne ho affatto la sensazione.

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Ero già stata una volta a Merano – per molto tempo sono stata una commerciale che ha girato gran parte del nord Italia in macchina – ma solo di passaggio e certamente senza immergermi nel suo ritmo più autentico come nel corso di quest’ultima occasione, durante la quale l’Azienda di Cura e Soggiorno e la PressWay mi hanno invitata a toccare con mano tutta la rosa di possibilità che questa città offre ai suoi visitatori.

Meta sciistica, termale, culturale e gastronomica, Merano si trova in una conca all’incrocio tra Val Venosta, Val Passiria e Val d’Adige. Protetta in questo modo dalle montagne gode di un clima mite e temperato, che da vita ad una serie di piacevoli contrasti con i caratteri alpini tipici della zona.

Merano ha un bellissimo centro storico pieno di portici che si estende a nord del Passirio, il fiume che la taglia in due, e proprio sul quale, lungo quella che viene chiamata la Passeggiata d’Inverno, ogni ultimo sabato del mese c’è un magnifico mercatino delle pulci. Da non perdere, se nutrite una passione sconfinata per gli oggetti antichi.

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E’ stato lì che mi sono fermata per qualche ora prima di pranzo, dopo una ricca colazione da Pur Sudtirol. Avendo la mattinata libera a disposizione ne ho approfittato per salutare il mio amico Adi, uno chef appassionato di fotografia che insieme alla dolcissima moglie Eva ha aperto un supper club nella sua bella casa a pochi chilometri da Merano.

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Dopo aver trascorso la mattinata in loro compagnia e dopo un memorabile pranzo da Rainer, mi sono spostata in un posto molto speciale: un Buschenschank, ovvero un’osteria contadina, ma non una qualsiasi, bensì una di quelle che appartiene al circuito Gallo Rosso.

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Gallo Rosso è il marchio che rappresenta la migliore offerta dei masi in Alto Adige: al suo interno l’Unione Agricoltori e Coltivatori diretti Sudtirolesi ha fatto confluire le quattro precedenti indicazioni di qualità – “Agriturismo in Alto Adige”, “Osterie Contadine”, “Prodotti di qualità del maso” e “Artigianato Contadino” – col duplice scopo di far conoscere ai consumatori il mondo contadino e aprire a quest’ultimo nuove opportunità mercato.

Le aziende agricole familiari a marchio Gallo Rosso producono succhi di frutta, confetture, aceti e conserve, latticini, uova da allevamento all’aperto, pane, speck e insaccati.

Primizie distanti anni luce dagli standard del largo consumo, sottoposte a severi controlli di qualità e realizzate secondo una rigida regola di tracciabilità della filiera: il 75% dei prodotti base deve venire dai propri fondi agricoli, il 25% al massimo può essere acquistato da un altro maso altoatesino.

Gallo Rosso racchiude sotto la sua ala anche 40 tra Buschenschank e Offshanck, ovvero tipiche osterie contadine – come vi accennavo prima – che permettono ai loro ospiti di assaporare la cucina più genuina e autentica di questa zona.

Ad attenderci al Maso Rauthof c’erano la famiglia Fieg, che ne è proprietaria, e lo chef Luigi Ottaiano, partenopeo con un passato al Conservatorio, trapiantato da più di vent’anni in Alto Adige – capite perché son così belle, le zone di confine?

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E’ stato incredibile poterli assistere nella preparazione di quella che sarebbe poi stata la nostra cena, una cena sbagliata, come ha più volte sottolineato lo chef, ovvero basata su una serie di squisite variazioni sui classici del posto:

  • la tradizionale merenda altoatesina, a base di pane e speck, è stata esplorata con l’introduzione di una terrina di caprino alle erbette aromatiche;
  • il canederlo, che la regola vuole al burro o in brodo, è stato appoggiato invece su una crema di topinambur al tartufo nero;
  • gli schlutzer, i tradizionali ravioli sudtirolesi fatti con farina di grano saraceno, questa volta sono stati chiusi con una sfoglia alla farina di canapa.

E per finire in bellezza, sono arrivati un canederlo dolce a base di ricotta e cannella e una memorabile mousse al cioccolato bianco e cavolfiore – avete letto bene: un dessert al cavolfiore, nato da un errore in cucina proprio come spesso, la storia ce lo insegna, è accaduto ai dolci migliori.

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Ora, l’aspetto gastronomico è quello che finisce sempre per catturare la principale attenzione della mia macchina fotografica, ma non è di certo l’unico asso nella manica della città.

Merano 2000 offre splendide piste agli amanti dello sci, il Museo Mamming è perfetto per immergersi nella cultura e nella storia del posto, le Terme sono uno spettacolo in quanto a design e un vero toccasana per la salute grazie alle benefiche acque del Monte San Vigilio che scorrono al suo interno. E poi c’è la passeggiata Tappeiner, col suo bel giardino delle erbe aromatiche, che regala agli occhi uno splendido panorama in assoluto contatto con la natura.

Ringrazio l’Azienda di Cura e Soggiorno di Merano e la Press Way per avermi permesso di fare quest’esperienza e chiudo con un fortissimo abbraccio alle mie compagne di viaggio.

E voi cosa aspettate a partire per l’Alto Adige..?? ;)

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