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TEATRANTI – Per qualche oscura ragione che non voglio star qui a sviscerare  –  da buona scaramantica, ritengo che “cedere” al pensiero di una maledizione sia il modo migliore per attaccarsela letteralmente addosso – comincia ad accadere ch’io non riesca più ad incontrare personalmente gli chef di cui scrivo.

Era successo con Bottura ai tempi del mio precedente articolo, e succede anche oggi con Fabio Picchi, fiorentino che del legame indissolubile tra arte e gastronomia ne ha fatto un manifesto talmente aggregante, che basta fare quattro passi a piedi nel quartiere Sant’Ambrogio di Firenze per sentirsene completamente parte.

Certo, è solo la seconda volta che mi succede di “scrivere ad occhi chiusi”. Un po’ prestino per tirare le somme, direte voi. Ma permettetemi di lamentarmi, Signore e Signori, che in entrambi i casi si trattava d’ incontri attraverso i quali i miei orizzonti si sarebbero espansi per farmi  più piena e più ricca, con la passione che mi muove montata a neve come una chiara d’uovo battuta a regola d’arte – il che, non è poi così semplice.

Lasciate ch’io vi racconti di questa cena al Cibrèo,  del tavolo rotondo.  Di luci e candele in perfetto equilibrio a costruire la sensazione di essere a casa ma allo stesso tempo altrove. Un piccolo mondo antico sapientemente conservato, in cui l’esperienza gustativa che si sta per compiere è affidata alla relazione.

Non alle pagine bianche di un asettico elenco in bella grafia, ma alla relazione. All’incontro tra i commensali e colui, o colei, che per qualche momento si unisce a loro, con la sua propria sedia, a decantare il menù con dovizia di stile e profonda attenzione emotiva. Come a dire: leggo nel tuo volto quel che t’invoglia, quel che può andarti, e ti mostro come magnificarlo attraverso alcuni tra i gesti più alti del nostro repertorio di vita.

Ed ecco che quel desiderio si sublima nei sapori intensi e ben definiti, piacevolmente irriverenti ed immuni a qualunque forma di compromesso, che caratterizzano la cucina di Fabio Picchi. Mangiare alla sua tavola significa nutrirsi di una granitica certezza: così è, così è sempre stato, e sempre continuerà ad essere. Indipendentemente da noi e voi messi insieme, indipendentemente dal tempo e dalle stagioni, dalle mode e dalle influenze esterne.

A contare fino in fondo, sono le storie che la cucina è capace di veicolare. Perché quelle storie, quel racconto, quella narrazione, costituiscono l’essenza stessa della vita.

E l’unica forma sensibile che questo concetto potrebbe mai assumere, l’unico simulacro plausibile è proprio lì, accanto al Cibrèo. Si chiama Teatro del Sale Circo-lo, vi basta attraversare la strada.

Un teatro con cucina, un emporio del bello, un luogo straordinario e suggestivo che è il simbolo dell’unione di due metà complementari: uno chef come Picchi, appunto, e la moglie Maria Cassi, cantastorie di professione.

Quest’attrice di straordinario talento è l’anima ed il direttore artistico di un luogo che vale assolutamente la pena vedere, se capitate a Firenze. O che vale comunque il viaggio, se non ci capitate, perché fa bene al corpo e allo spirito, lo si avverte distintamente. Così come vale la pena, nell’attesa del viaggio, lasciarsi incantare dal Vocabolario di Cucina dello chef, consultabile online. Ad ogni lettera corrisponde una parola, ad ogni parola un piatto, ad ogni piatto un ricordo. Una storia, come dicevamo.

La mia preferita? M come MANTECATURA. Con quell’accento che conquista, il racconto del baccalà che diventa una crema meravigliosa da spalmare sul pane, chiamando subito un “gottino di vino”, per poi trasformarsi in uno sformato su letto di patate scottate e porri brasati nel burro, ricoperto da una spolverata di pangrattato e passato nel forno. Questa delizia prende il nome di “Baccalà alla Cassi”. E ve lo prometto, un giorno saprò raccontarvi il perché.

Ristorante Cibrèo – Via Del Verrichio 8r, Firenze

Il Teatro del Sale Circo-lo – Via de’Macci 111r, Firenze

http://www.edizioniteatrodelsalecibreofirenze.it/

Le foto di Fabio Picchi sono del fotografo James O’Mara e le pubblichiamo per gentile concessione del Teatro del Sale Circo-lo di Firenze. Questo articolo è apparso su Flash Art n° 315 – Marzo/Aprile 2014

12 giugno 2014

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