IMG_9720

Un paio di settimane fa, passeggiando con mia madre in via Santa Marta, mi sono imbattuta in quello che per qualunque appassionato di food fotography potrebbe essere a tutti gli effetti considerato un piccolo angolo di paradiso. Un giardino dell’Eden urbano – leggi una Jacuzzi di brodo di giuggiole con idromassaggio di ultima generazione  incorporato – che risponde al nome di Funky Table e che si occupa di finissimi arredi per la tavola; in altre parole, di tutto quell’insieme di elementi che dai professionisti – o dagli improvvisatori di set domestici come la sottoscritta – vengono chiamati props: oggetti di scena. Tavolini, piatti, bicchieri, posate, ciotole, brocche, tovaglie, candele. Pezzi splendidi che arrivano da tutto il mondo, frutto di una ricerca costante e appassionata e del grande amore per l’artigianalità e la tradizione che le due sorelle  proprietarie, Mariangela e Titti Negroni, hanno sviluppato ed affinato nel corso del tempo grazie ad esperienze differenti.

IMG_9818

Mariangela, ad esempio, per dodici anni lavora nel reparto marketing della Benetton; il suo mercato di riferimento è il mondo. Questa esperienza professionale le permette sin da subito di viaggiare in lungo e in largo per il globo; elemento, quello del viaggio, che trasuda da ogni angolo di questo luogo speciale che è il suo negozio, in cui la incontro ad una settimana dalla prima volta per farmi raccontare meglio com’è nato Funky Table.

Per questioni sentimentali infine Mariangela si stabilisce a Milano, diventa mamma e decide di occuparsi dei figli a tempo quasi pieno, nel senso che inizia a gestire un magazzino di abiti vintage, capi compresi tra il 1958 ed il 1970. Sono anni che ricorda divertentissimi per tutta una serie di eventi organizzati in collaborazione con Cavalli e Nastri ed Angelo Caroli. Qualche tempo dopo conosce Michela Gattermeyer, oggi vicedirettore di Gioia, che ai tempi aveva in embrione Velvet di Repubblica: “Mi disse che non appena Velvet fosse diventato un progetto più concreto, avremmo dovuto assolutamente fare qualcosa insieme” – mi racconta Mariangela.

E così è stato.

Nella redazione di Velvet, affiancando Roberto Ciminaghi alla sezione design, Mariangela lavora per cinque bellissimi anni. Poi segue Michela in Vanity Fair, e qui si compie definitivamente il passaggio allo styling della tavola lavorando con Csaba dalla Zorza alla sezione food della rivista, collaborazione che continua poi nei successivi libri firmati dall’elegante signora toscana.

IMG_9797

“La mia traslazione – continua Mariangela – ha significato passare da oggetto moda ad oggetto concreto. Più consistente, più duraturo, più ricco di significato. Che poi il food sia di moda, che mi abbia permesso di lavorare di più e che ci sia oggi una forte attenzione a tutto quel che ruota attorno alla tavola, sicuramente sono fattori che hanno influito nella nascita di un posto come Funky Table. Posto che comunque è sempre stato nei miei desideri. E’ una di quelle cose che ho sempre saputo che prima o poi avrei messo in piedi.” – mi dice.

Dalla moda, passando per il design, approdando infine alla tavola. Un sentiero alla cui base c’è il più istintivo dei talenti necessari, quell’occhio per il bello che si traduce in manualità, nel giusto accostamento di più elementi a creare un insieme che riempie lo sguardo e di conseguenza lo spirito, oggi nell’ulteriore consacrazione di questo posto speciale.

IMG_9795

IMG_9802

Prima di salutare Mariangela, le ho chiesto di mostrarmi i 4 oggetti che per lei hanno più significato, quelli che rappresentano maggiormente l’universo Funky Table.

Ve li elenco uno dopo l’altro. Che vogliate farli vostri o affittarli per qualche foto, li trovate tutti in questo luogo delle meraviglie al 19 di via Santa Marta qui a Milano.. ;)

1. La tazza di Miranda Berrow – “Massima espressione di eleganza, del valore aggiunto che costituisce in sè l’irregolarità. Sintetizza perfettamente quello che io cerco in un oggetto, che poi è la filosofia stessa di Funky Table: artigianalità, carattere, grandissimo gusto. ”

IMG_9830

2. Il Kintsugi – “Beh, probabilmente è una scelta facile. Ma la filosofia che c’è dietro questa tecnica giapponese è meravigliosa e catartica. Io credo nell’imperfezione, istintivamente ne sono stata sempre molto attratta. L’imperfezione è anche la caratteristica dell’artigianalità. Un oggetto, quando viene fatto a mano, non può essere perfettamente identico al suo doppio. Sono le imperfezioni a rendere speciali le cose e le persone.”

IMG_9834

 3. Il calderone che potrebbe arrivare da ogni luogo – “E’ un oggetto che ha viaggiato molto. E’ stato fabbricato in Repubblica Ceca negli anni Sessanta, poi è stato utilizzato in Africa per cucinare mentre io l’ho trovato a Parigi da una signora che raccoglie oggetti vintage. Mi piace a sua universalità. Potrebbe essere asiatico, africano, europeo e americano allo stesso tempo. Non ha un’identità definita, e per questo lo trovo assolutamente straordinario.”

IMG_9854

4. Il piatto di Fasano Ceramiche con la candela di Cereria Introna – “Dopo aver viaggiato così tanto torniamo a casa, in Italia. Questi sono due oggetti che rappresentano un grandissimo esempio di artigianalità italiana. Io ho un legame molto profondo con l’Italia. Sono orgogliosa di vivere in questo paese e non potrei vivere in nessun altro posto. Se solo tutti potessimo sentirci orgogliosi di essere italiani, l’Italia sarebbe un paese straordinario”.

IMG_9877

5. Ultimo oggetto, fuori programma, non suggerito da Mariangela ma mio felicissimo acquisto: ma quanto bello è questo piatto di Fasano Ceramiche? (abbiate pazienza, sono nella Jacuzzi di cui sopra da giorni..!)

Processed with VSCOcam with s3 preset

IMG_9722

IMG_9729

IMG_9771

IMG_9792

# # # # # # # # #

7 aprile 2015

Comments

Lascia un commento